LE PROPOSTE DELLE IMPRESE PER LA COMPETITIVITÀ E IL RILANCIO DELLO SVILUPPO 21 settembre 2004
ABI, AGCI, ANIA, CASARTIGIANI, CIA, CLAAI, CNA, COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO, CONFCOOPERATIVE, CONFESERCENTI, CONFETRA, CONFINDUSTRIA, CONFSERVIZI, LEGACOOP e UNIONCAMERE
LE PROPOSTE DELLE IMPRESE PER LA COMPETITIVITÀ E IL RILANCIO DELLO SVILUPPO
Introduzione
Le associazioni di impresa insieme ad Unioncamere si sono impegnate alla fine
di luglio ad approfondire il tema di come far fare un salto di qualità alla
competitività del sistema economico e rilanciare il potenziale di sviluppo del
Paese.
Con questo documento esse intendono dare seguito a quell’impegno avviando un
percorso comune che mira ad identificare obiettivi e strumenti di una azione
volta a ottenere risultati concreti e verificabili, nella piena consapevolezza
che le nuove sfide richiedono un impegno deciso delle forze sociali e produttive
a confrontarsi e a lavorare insieme in modo coeso e solidale.
Sul piano generale, occorre innalzare in modo consistente il tasso di crescita potenziale dell’economia italiana, anche attraverso la riduzione della pressione fiscale, avviando una stagione di investimenti privati e pubblici che facciano da volano per rilanciare lo sviluppo del Paese, e rafforzando la domanda interna e i consumi delle famiglie.
Nel documento di fine luglio erano indicati alcuni obiettivi emblematici: fare dell'Italia entro il 2010 il primo paese per capacità di attrarre flussi turistici in Europa; ridurre il tasso di inflazione portandolo entro la media europea; attrarre nelle nostre Università ed istituti di ricerca i migliori cervelli della ricerca internazionale. Altri obiettivi concreti dovranno essere identificati dal lavoro comune nelle prossime settimane in modo da rendere credibili e verificabili gli impegni assunti da tutti e da ciascuno in una logica di benchmarking, di diffusione delle migliori esperienze e di coordinamento aperto.
Questi obiettivi ambiziosi richiedono, di necessità, tempi lunghi per la loro realizzazione, ma vanno intrapresi con urgenza, per influire positivamente sulle aspettative degli operatori, per offrire certezza e fiducia nel futuro alle imprese e alle famiglie. Alla realizzazione di questi obiettivi debbono contribuire tutte le componenti della società italiana, in un trasparente dialogo tra le forze sociali e le istituzioni che si realizza attraverso la condivisione del metodo della concertazione.
Per parte loro, le organizzazioni sono consapevoli delle responsabilità che hanno nei confronti del Paese e si impegnano, ciascuna nel proprio ambito di competenza, allo sviluppo del sistema delle imprese, in particolare sul terreno della internazionalizzazione, della ricerca e innovazione, delle crescita dimensionale e di produttività, delle regole di corporate governance e della tutela del risparmio. Le organizzazioni ritengono necessaria una forte azione di contrasto dell’inflazione, anche attraverso un’opera di sensibilizzazione delle imprese associate. A tal fine occorre una concertazione di obiettivi e di impegni fra tutti i soggetti che intervengono nella filiera che va dalla produzione alla distribuzione al consumatore finale e con lo Stato, le Regioni e gli Enti locali in materia di pressione fiscale e di politiche tariffarie antinflazionistiche. Esse intendono mantenere aperto il dialogo e il confronto con le organizzazioni sindacali al fine di migliorare la rete di protezione sociale e giungere a un sistema condiviso delle relazioni sociali che miri al tempo stesso a contenere l’inflazione, tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori, rafforzare la correlazione tra l’andamento delle retribuzioni e quello della produttività e della redditività.
Le organizzazioni intendono contribuire con proposte e iniziative comuni alla formazione delle scelte di politica economica per il prossimo triennio e alla legge finanziaria per il 2005. Precondizione per offrire certezze agli operatori è il perseguimento di una politica rigorosa di bilancio. Dato l'elevato livello del debito pubblico, eventuali incertezze dei risparmiatori e dei mercati finanziari sulla capacità dell'Italia di riequilibrare nel medio-lungo termine i propri conti pubblici determinerebbero un rilevante incremento degli oneri finanziari e una minor crescita dell'economia. Il vincolo finanziario va pertanto rigorosamente rispettato. Ma è indispensabile saper coniugare il rigore di bilancio con l’azione di modernizzazione e innovazione della struttura produttiva, offrendo la disponibilità di risorse per gli investimenti pubblici, le infrastrutture –materiali e immateriali- e gli strumenti di sostegno allo sviluppo, ivi comprese le politiche del capitale umano, e alla domanda interna.
Il documento si articola in tre parti. La prima si occupa di quelle politiche di rafforzamento della competitività che non hanno in linea di massima impatto sui conti pubblici, ma che possono contribuire ad aumentare la produttività e a contenere la dinamica dei prezzi; la seconda riguarda le politiche per lo sviluppo e la revisione del sistema degli incentivi; la terza affronta la questione della riduzione della pressione fiscale.
1) Le riforme per la competitività
Rafforzamento dell’azione di semplificazione amministrativa e di
liberalizzazione
· Vanno accelerate le procedure di semplificazione per ridurre gli oneri
amministrativi che gravano soprattutto sulle piccole imprese, rivedendo lo
strumento degli sportelli unici e consentendo alle agenzie per le imprese,
promosse dalle associazioni, di operare. Va inoltre accelerata la realizzazione
dei progetti in corso finalizzati alla diffusione dell’E-government.
· Occorre ridurre i ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione che
hanno ormai raggiunto livelli insopportabili con gravi ripercussioni sia sui
diretti fornitori che sull’intero sistema della sub-fornitura.
· Il federalismo può essere uno strumento utile per semplificare e ridurre i
costi dell’amministrazione. Nella sua versione oggi in vigore, sulla base della
riforma del titolo V attuata alla fine della scorsa legislatura, esso tende a
produrre risultati opposti, ossia a rendere più complessa, confusa e costosa la
macchina amministrativa. Occorre una svolta che preveda la redistribuzione di
compiti e funzioni non soltanto lungo l’asse verticale della sussidiarietà
interistituzionale, garantendo comunque il trasferimento di risorse coerenti con
il decentramento delle competenze, ma anche in riferimento alla dimensione
orizzontale, valorizzando le autonomie funzionali e l’iniziativa organizzata dei
privati. È poi urgente un confronto aperto sui principi, sulla attuazione e
sulla sostenibilità economica del federalismo fiscale.
· È necessario dare nuovo impulso a politiche di liberalizzazione che si
accompagnino a impegnative e improcrastinabili privatizzazioni, al fine di
rafforzare la concorrenza. Un capitolo importante è la liberalizzazione dei
servizi pubblici locali con la quale si potrebbe contribuire a riduzioni
strutturali dei trasferimenti pubblici di cui tali imprese beneficiano. È
auspicabile una politica per facilitare le privatizzazioni di queste imprese e
per incentivare la loro crescita dimensionale e, di conseguenza, la loro
produttività e redditività.
· Occorre superare le rigidità che caratterizzano l’esercizio delle professioni
nel nostro Paese che costituiscono una forte barriera alla concorrenza nei
servizi, con il risultato di limitare fortemente l’efficienza e l’innovazione.
· E’ necessario rivedere, nel rispetto delle disposizioni UE, la normativa
ambientale emanata negli anni ’90. Per la sua complessità, essa è fonte di
incertezza per gli operatori economici, comporta costose gestioni
amministrative, prevede vincoli tecnici di onerosa applicazione, il tutto senza
effettivi vantaggi per l’ambiente.
· Occorre rimuovere gli ostacoli normativi che limitano le iniziative delle
imprese private nella gestione dei beni culturali, anche al fine di potenziare
l’offerta turistica.
Rapida approvazione del DDL Risparmio
· È necessario procedere ad una rapida approvazione delle norme del ddl
risparmio sulle quali si sono già registrati consensi in Parlamento e fra le
forze sociali (in particolare sulla corporate governance, sulla disciplina del
mercato e degli strumenti finanziari), al fine di rafforzare la fiducia dei
risparmiatori, che è l'elemento fondamentale per consentire alle imprese di
finanziarsi sul mercato. Il possibile allontanamento dei risparmiatori dalle
imprese, infatti, incide significativamente sulle loro capacità di crescita e di
investimento con evidenti ripercussioni sull'intera economia. L'adozione del
ddl, quindi, è un passo importante per rilanciare la competitività del sistema
imprenditoriale. La rilevanza delle disposizioni in esso contenute impone
peraltro un'attenta valutazione degli effetti sulla governance delle imprese e
delle regole di mercato sulla circolazione dei titoli al fine di evitare
l'adozione di misure non coerenti con l'obiettivo del provvedimento.
Riforma delle procedure concorsuali
· È necessaria una riforma della Legge Fallimentare per eliminare i limiti
dell'attuale normativa, risalente al 1942. Sono necessari meccanismi volti a
favorire la rapida emersione della crisi, la revisione della revocatoria, la
partecipazione dei creditori (in particolare di quelli finanziari) alla
approvazione dei piani di risanamento e alla gestione delle procedure di crisi,
la rapidità delle procedure e la limitazione delle sanzioni di carattere
personale nei confronti dell'imprenditore fallito. Una moderna riforma
fallimentare avrebbe effetti positivi tanto in termini di maggiori e meno
costosi flussi di credito a medio e lungo termine quanto di capacità di attrarre
investimenti esteri.
Rapido avvio della riforma della previdenza complementare
· La riforma delle pensioni recentemente approvata dà nuovo impulso alla
previdenza complementare. Al fine di realizzare al meglio le ulteriori azioni
che sono necessarie, a cominciare dall’emanazione dei decreti delegati, è utile
che il Governo apra un confronto con le organizzazioni sindacali, cui spetta per
prime la tutela degli interessi dei lavoratori, le organizzazioni delle imprese,
che sono chiamate a contribuire allo sviluppo e alla gestione della previdenza
complementare, i fondi pensione e il mondo bancario e assicurativo, cui spetta
la corretta e trasparente gestione delle risorse. Prioritariamente, occorre
ribadire che la devoluzione del TFR deve essere unicamente destinata allo
sviluppo della previdenza complementare secondo criteri di mercato, e
concretizzare gli impegni circa l’individuazione di misure compensative dei
costi di tale devoluzione da parte delle imprese.
Proseguimento della lotta contro l’illegalità, la criminalità e il sommerso
· Un balzo di modernizzazione e competitività dell’economia italiana richiede
di estendere l’area della legalità. L'economia italiana soffre di un handicap
crescente rappresentato dal peso che su di essa esercita la vasta area
dell'evasione fiscale e contributiva e, soprattutto, della produzione irregolare
e della distribuzione irregolare, abusiva e sommersa. Una situazione che per
essere affrontata, tenendo anche conto degli scarsi risultati fin qui ottenuti,
richiede terapie innovative, decise e di lungo periodo. Queste sono possibili
solo se la questione viene posta tra le priorità assolute nell'agenda delle
forze sociali, politiche ed istituzionali.
· È indispensabile rafforzare la tutela della proprietà intellettuale e una
seria lotta alla contraffazione e ad ogni forma di concorrenza sleale
accompagnata da azioni di sostegno al “saper fare” delle imprese italiane.
Occorre insistere presso l’Unione Europea affinché venga approvato il
regolamento che obbliga al marchio di origine tutte le merci che entrano nella
UE. Occorre che, in Italia, si facciano controlli seri nel territorio sulla
corretta etichettatura Made in Italy.
· Vanno individuate opportune forme di partnership pubblico/privato per
migliorare il coordinamento delle azioni di prevenzione e repressione delle
forme di criminalità che colpiscono il sistema produttivo, ne minano
l’efficienza e ne innalzano i costi: il racket, l’usura, le frodi ai danni di
banche e assicurazioni.
2) Le politiche per lo sviluppo e gli incentivi
Gli incentivi e le politiche economiche devono proporre una visione della
crescita economica volta a valorizzare i punti di forza del sistema Paese e a
correggerne le debolezze. Si tratta di una scelta che deve guardare al futuro,
di una impostazione culturale che presuppone, tra l’altro, la valorizzazione del
territorio, inteso come complesso dei valori culturali, sociali, economici, uno
stile di vita che ha reso famoso il made in Italy nel mondo. In questa ottica
assumono particolare rilievo i seguenti punti.
Infrastrutture
· Le organizzazioni firmatarie condividono l’impostazione del DPEF che attribuisce grande importanza agli investimenti in infrastrutture, per il ruolo che queste hanno nel rilanciare lo sviluppo. È importante che venga esplicitato l'impegno finanziario coerente con gli obiettivi enunciati dal DPEF. Prioritario risulta essere: 1) il completamento delle grandi opere già approvate e avviate; 2) la selezione di nuovi interventi da finanziare con risorse pubbliche e private in base all'efficacia per il sistema infrastrutturale, con particolare riferimento all’approvvigionamento idrico e allo sviluppo logistico del trasporto; 3) l’eventuale approntamento di appositi strumenti di garanzia in collaborazione pubblico/privato; 4) la realizzazione di programmi di recupero e di qualificazione del patrimonio urbano.
Ricerca e innovazione
· Come delineato nel DPEF occorre una strategia "pro-attiva" di politica
economica che miri ad aumentare la competitività "non-da-costi", e perciò a
incentivare il riposizionamento strategico del sistema produttivo verso prodotti
e servizi di maggiore qualità. Va sottolineata l'importanza delle infrastrutture
dell'Information & Communication Technology, con particolare riguardo alla banda
larga e al digitale terrestre.
· È prioritario completare rapidamente le riforme avviate nel sistema
universitario e di ricerca pubblico, introducendo criteri di valutazione e
valorizzazione delle competenze e delle eccellenze e prevedendo nuove forme di
collaborazione tra il sistema della ricerca e il sistema produttivo, se
possibile con un approccio che miri a coinvolgere istituzioni e imprese europee.
· Sul piano degli interventi operativi va sbloccata la situazione di "impasse"
in cui si trovano i principali fondi per l'agevolazione della ricerca. La
mancanza di rifinanziamenti, negli ultimi anni, ha di fatto privato le imprese
dei principali strumenti di supporto. A questo proposito, e allo scopo di
assicurare efficacia al nuovo Fondo rotativo nel supporto alla ricerca e
innovazione, è importante che non si riduca il volume delle risorse di
agevolazione disponibili rispetto agli strumenti attualmente in vigore e che
l’accesso a queste risorse sia consentito a tutte le imprese sulla base di una
rigorosa valutazione di merito delle azioni che intendono intraprendere sul
terreno della ricerca e dell’innovazione. È inoltre essenziale : a) rendere più
favorevole l'attuale trattamento fiscale degli investimenti in ricerca e
innovazione, anche con l’obiettivo di trasferire l’innovazione e le tecnologie
alle piccole imprese; b) ampliare il credito d'imposta per i trasferimenti dalle
imprese alle università e ai centri di ricerca di qualità anche privati; c)
introdurre misure di supporto alle nuove imprese high tech; d) sviluppare la
formazione continua, anche favorendo il decollo dei Fondi interprofessionali.
Mezzogiorno
· Il Mezzogiorno costituisce una grande risorsa sottoutilizzata per ampliare
la base produttiva, il mercato e l'occupazione. Nel Mezzogiorno si colloca gran
parte del fabbisogno di nuovi investimenti e infrastrutture, ma anche molto del
potenziale di crescita dei servizi avanzati, del turismo e della ricerca. Le
organizzazioni firmatarie valutano positivamente la conferma degli obiettivi
programmatici: la crescita al di sopra di quella media europea, l'aumento del
tasso di attività verso il 60%, il raggiungimento del 45% della spesa in conto
capitale nel Mezzogiorno entro il 2008. La strategia mira al miglioramento dei
servizi collettivi offerti --in particolare ambiente, energia, acqua, trasporto,
cultura – e ad una maggiore efficacia degli incentivi.
· È indispensabile assicurare la stabilità del finanziamento degli interventi
per il Mezzogiorno; occorre rispettare l’impegno sull'addizionalità recentemente
assunto nel negoziato con la Commissione Europea che prevede una crescita media
annua del 9,1% della spesa in conto capitale nel Mezzogiorno.
Sistema degli incentivi
· Il DPEF conferma l'orientamento del Governo di proporre una revisione dei
principali strumenti di sostegno alle imprese, in particolare della Legge 488/92
per gli investimenti nelle aree sotto-utilizzate.
· Le organizzazioni di impresa sono interessate ad approfondire le proposte del
governo, ma sottolineano come sia assolutamente necessario delineare con
certezza quale sarà a regime il punto di arrivo delle modifiche. La mancanza di
certezza riduce la propensione delle imprese, in particolare di quelle estere, a
investire nelle aree meno sviluppate. Al riguardo non si può non sottolineare
quanto siano state dannose talune decisioni assunte negli ultimi anni di
sospendere repentinamente le erogazioni degli incentivi previsti, anche per
investimenti già in corso. In generale, è opportuno prevedere a regime il
mantenimento di una quota di aiuto in conto capitale da utilizzare nelle
operazioni che non possono essere interamente sostituite dal finanziamento
agevolato. Per quanto riguarda il Fondo rotativo, è cruciale che esso disponga
di una dotazione finanziaria adeguata e che, nella sua operatività, esso preveda
il coinvolgimento del sistema bancario sia per quanto attiene la valutazione dei
progetti sia per quanto riguarda il loro finanziamento. Si sottolinea infine che
la questione degli incentivi va vista in stretta correlazione con le decisioni
che verranno adottate in materia di politiche fiscali, in particolare per le
aree svantaggiate.
· È utile pervenire al riconoscimento dei Confidi come strumento di politica
economica finalizzato al rilancio degli investimenti delle piccole imprese,
attraverso un quadro normativo che valorizzi il ruolo della garanzia
mutualistica e sostenga i processi di concentrazione e fusione tra i consorzi.
· E’ auspicabile la trasformazione dei principali fondi pubblici di garanzia
(Fondo Centrale di garanzia ex lege 662/96; Fondo di garanzia per le imprese
artigiane ex lege n. 1068/64, Fondo interbancario di garanzia per il credito
agrario etc.) in strumenti più moderni e maggiormente idonei a favorire
l’accesso al credito alle imprese.
Fondi strutturali e globalizzazione
· Secondo il DPEF, il raggiungimento di positivi risultati nell'attuazione
dei Fondi strutturali 2000-2006 contribuisce al raggiungimento degli obiettivi
di crescita e migliora la capacità negoziale dell'Italia anche sui fondi post
2006. Fino ad oggi l'Italia è stata in grado di evitare il cosiddetto
"disimpegno automatico delle risorse". Va garantito un ritmo di spesa tale da
evitare la perdita di risorse, come ha evidenziato la stessa Commissione
Europea, nell'ultimo Comitato di Sorveglianza, concentrandosi – in particolare
nel Mezzogiorno – sulle risorse città e sul turismo.
· Per quanto riguarda il futuro, occorre rilanciare il processo di integrazione
per restituire all'Unione Europea un ruolo di locomotiva dello sviluppo globale:
l’allargamento, se opportunamente governato, costituisce una grande opportunità
in questa direzione. Nell’ottica della revisione degli Orientamenti europei
sugli aiuti di Stato dopo il 2007 è necessario partecipare attivamente ai
negoziati rafforzando la priorità per le aree in ritardo di sviluppo, studiando
misure ad hoc per le aree montuose, insulari e per quelle confinanti con nuovi
stati membri e rafforzando l'orientamento a favore di investimenti privati che
si integrino con interventi tematici in ricerca, innovazione, ambiente e beni
culturali, formazione.
· Più in generale, pur con la necessaria prudenza e tenendo conto dell’impatto
sul sistema produttivo del Paese, l’Italia deve impegnarsi a sostenere i
processi di liberalizzazione del commercio mondiale e di sostegno dello sviluppo
(Doha) e per contribuire ad una globalizzazione che riduca gli squilibri.
· In materia di internazionalizzazione delle imprese è opportuno incrementare
gli sforzi per un effettivo ed efficace coordinamento e indirizzo a livello
centrale delle politiche di promozione, valorizzando il ruolo della esistente
Cabina di Regia Export presso il CIPE. Sono indispensabili politiche forti di
sostegno e di promozione delle nostre esportazioni e dei nostri investimenti
all’estero, oltre che un’azione decisa per l’attrazione degli investimenti
esteri in Italia.
Crescita dimensionale delle imprese
· Lo sviluppo delle piccole e medie imprese è un elemento fondamentale per
accrescere la competitività del nostro sistema produttivo e favorire i processi
di internazionalizzazione. Esso può essere perseguito anche attraverso strumenti
fiscali che incentivino la crescita dimensionale delle singole imprese e i
processi di integrazione funzionali e societari fra le imprese, tenendo conto
delle specificità delle situazioni dimensionali e delle diverse tipologie
societarie.
· E’ utile che venga concretamente promosso il ricorso a strumenti finanziari
volti a favorire la capitalizzazione delle imprese (operazioni di venture
capital, prestiti partecipativi etc.).
3) La riduzione della pressione fiscale
Nell'arco dei prossimi due anni il Governo intende procedere ad una riforma
fiscale che riduca l’IRE e l’IRAP allo scopo di incrementare il reddito
disponibile e i consumi, sostenere la competitività del sistema produttivo ed
incentivare la crescita dimensionale delle imprese. Secondo il DPEF, il costo
della riforma fiscale, distribuito su due anni, sarà pari a un punto percentuale
di PIL. Le associazioni e le istituzioni firmatarie concordano con il Governo
che le riduzioni fiscali, per avere effetti positivi sulla crescita, dovranno
necessariamente trovare copertura nella riduzione della spesa corrente. Va anche
sottolineato che, nell’ottica della riduzione della pressione fiscale, appaiono
contraddittorie le recenti misure di inasprimento della pressione fiscale per
banche e assicurazioni: va quindi evitato in futuro il ricorso a misure
settoriali di questo tipo. Analogamente, la revisione degli studi di settore
deve servire a rafforzare la compliance dei contribuenti e non può trasformarsi
in uno strumento per aumentare surrettiziamente il carico fiscale.
Crediti d’imposta verso il fisco
· Nel corso del tempo è fortemente aumentato l’ammontare dei crediti di imposta vantati dai contribuenti, in larga parte imprese, nei confronti del fisco. Secondo alcune stime essi ammontano oggi a circa l’1% del Prodotto Interno Lordo. Tale situazione non è accettabile per i costi che impone al sistema produttivo e per la sfiducia che ingenera nello Stato. La priorità va quindi data ad un più sollecito smaltimento di tali crediti.
Incentivi per il turismo
· Coerentemente con l’obiettivo di fare dell’Italia, entro il 2010, il primo paese in Europa per capacità di attrarre flussi turistici, va esplorata la possibilità di rivedere le aliquote IVA che gravano sul settore per realizzarne l’allineamento ai livelli più bassi praticati da importanti competitori europei.
Riduzione dell’IRAP
· La previsione del DPEF è di interventi selettivi principalmente rivolti
alle imprese più attive sul fronte dell'innovazione tecnologica, attraverso
l'esclusione dalla base di calcolo dei costi sostenuti per il personale addetto
alla ricerca e allo sviluppo; con premi di fiscalità di vantaggio da negoziare a
livello europeo per le aree economicamente più deboli. È però decisivo che
l’intervento sia di dimensioni atte a fornire un impulso di competitività a
tutto il sistema produttivo e sia di facile comprensibilità e applicazione. È
necessario che il Governo ribadisca l’impegno, già assunto nella legge delega,
ad eliminare completamente questa imposta, il che richiederà interventi
successivi nel tempo che, gradualmente ma rapidamente, portino ad azzerarne
l’onere. L'Irap infatti è una imposta che vincola la crescita potenziale del
prodotto nazionale, in quanto colpisce i redditi da lavoro e gli oneri
finanziari e penalizza le imprese, specie quelle di piccole e medie dimensioni
che investono ed ampliano la base produttiva e creano occupazione. Va in ogni
caso confermato il blocco delle addizionali regionali. A livello nazionale, il
taglio dell’IRAP dovrà partire, così come enunciato nella legge-delega, dalla
riduzione significativa e progressiva della componente costo del lavoro dalla
base imponibile, anche al fine di sostenere l’occupazione; la riduzione dell’IRAP
può essere ottenuta prevedendo anche una riduzione delle aliquote.
· Potrebbe altresì essere previsto uno sgravio IRAP sulla nuova manodopera, una
misura particolarmente utile per le piccole e medie imprese del Mezzogiorno.
ABI, AGCI, ANIA, CASARTIGIANI, CIA, CLAAI, CNA, COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA,
CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO, CONFCOOPERATIVE, CONFESERCENTI, CONFETRA,
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